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giovedì 2 dicembre 2010

"Glamorized… Glamorized … am I glamorous?" Candice Bergen

Come vuole dettare la visione consumistica del mondo, il Glamour si può definire come un fascino irresistibile di eleganza, sensualità e seduzione. Se si vuole scavare ancora un pò più a fondo cercando di arricchire una visione del tutto banale, il Glamour non è altro che uno stravagante fascino appariscente, una qualità affascinante e seducente data da una perfetta combinazione di fascino e bell’aspetto. Come disse John Berger “Glamour non può esistere senza invidia personale e sociale essendo un diffuso sentimento comune”, così è giusto cercar di uscire dai soliti confini che ci tengono costretti tra gli abbagli del fashion e le consuetudini del Glamour stesso. Per questo motivo ai giorni nostri il Glamour è ormai diventato un divertimento soprattutto intellettuale, in quanto dovremmo cancellarlo dalla bocca di chi fa del Glamour un pezzo di pane quotidiano. Il Glamour è emozione, avventura, insolite attività? O un fascino irresistibile, romanticismo ed eccitazione in quanto illusoriamente allettante? Ma forse il Glamour è per quelle menti che non vogliono prendersi sul serio, o meglio, per quelli che lo usano come arma sovversiva per far intendere che amano semplicemente uno stile sofisticato. Perchè il Glamour non è altro che una cinica scherzosità estetica, è la presa in giro di una certa necessità e il vero fascino del Glamour è proprio questo, non tanto quello che indossi. E’ anche per questo motivo che si fa propria la potenza audace di rifiutare gli imperativi di classe e di genere. Il Glamour è in un certo senso il sogno di trasformazione, il desiderio del fuori dall’ordinario, è una forma di aspirazione, una fantasia di metamorfosi. “Glamour non è bellezza, non è classe, non è stile. E’ qualcosa che fa parte dell’immagine pubblica di un individuo, che lo rende famliare e distante allo stesso tempo”

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